MORTE DI UN ANTIQUARIO

di Paolo Regina SEM 2018

Carissime lettrici, carissimi lettori, questo libro è un noir rosé.

Lo stile dell’autore è fresco e brillante, la grande umanità con cui vengono descritti i personaggi fa affezionare il lettore a tutti, buoni e cattivi.

È il primo caso di Gaetano de Nittis, pugliese, trasferitosi a Ferrara per lavoro.

De Nittis, come lo chiama Rosa, trent’anni, a Ferrara per insegnare Lettere, è un «divertente, apparentemente timido, acuto» capitano della Guardia di Finanza: «Insomma un bel tipo.»

Aveva scelto quel mestiere perché «Voleva farla pagare a chi costringeva gli adulti col cuore da bambino come suo padre, le persone troppo tenere, a maledire la vita e a dannare la propria e le altrui esistenze.»

Viaggiava leggero per l’Italia: «L’amata Gibson, un vecchio stereo della Brionvega che aveva comprato suo padre negli anni Settanta e cinque o sei scatoloni di libri, dischi e spartiti, una copia di un dipinto di Chagall, “Sulla città” […] gli piaceva l’idea degli amanti in volo […] come nell’immagine, anche lui avrebbe voluto tenere ben stretta a sé la sua donna e levitare con lei sopra le miserie e gli steccati del piccolo paese.»

Oltre a queste poche cose portava con sé radicata la convinzione di non «garantire nessuna affidabilità sentimentale», almeno prima di incontrare Rosa.

Con arguzia e molta prudenza riesce a risolvere il caso della morte di un antiquario, di un uomo per il quale: «Toccare un’opera d’arte non è come toccare una donna. È molto meglio. La mia eccitazione, quella vera, quella dell’anima ce l’ho con una tela che è stata nelle mani di Leonardo da Vincio di Tura, o del Garofalo, se riesco a vedere in controluce una setola del loro pennello rimasta incastrata da secoli in un grumo di colore. E quell’opera non mi basta guardarla, […] devo possederla.»

Sapendosi fidare delle persone giuste, e rischiando, il capitano De Nittis arriva alla verità che lascio al lettore scoprire.